venerdì 28 settembre 2012

"Raffaello verso Picasso" Il ritratto quotidiano


La mostra

Il ritratto quotidiano

Una delle sezioni più ampie e di maggior fascino di tutta la mostra sarà certamente quella intitolata al ritratto quotidiano. Ritratto, e figura al tempo stesso, come indagine e rappresentazione dell’anima. Uno sguardo sopito e silenzioso, che cova sotto una brace mai spenta. Talvolta malinconico e talvolta lieto. Il ritratto che segna il passare del tempo sui volti. L’indagine psicologica che nasce meravigliosa nella seconda parte del Quattrocento e trova un suo punto di svolta nell’attività ritrattistica prima di Giorgione e poi di Tiziano. E per esempio di Lotto e Moroni nel contado veneziano, di Pontormo e Bronzino in Toscana. Per cui tutto il Cinquecento diventa lo spazio misterioso di questa riflessione, che si muove entro i confini di una quotidianità sollevata dai territori dell’azione usuale e mille volte ripetuta. Per scoprire la fragranza e il profumo di una purissima intensità di sentimento minimo e tuttavia immenso.
Così la sezione si aprirà con un involontario e superlativo trittico che mette in mostra il volto di tre giovani dipinti nello stesso giro di anni da altrettanti giganti della storia dell’arte. Giorgione, Raffaello e Dürer ci presentano l’enigma misterioso e suadente di sguardi che interrogano e si interrogano, e aprono la moderna vicenda dell’interpretazione psicologica di un volto. Se a questi dipinti si associa, soltanto un ventennio dopo, l’immagine celebre di Pontormo con il suo Ritratto di due amici, si avrà chiaro come la partenza di questa sezione sarà davvero eccezionale.
Difficile dar conto in poche righe di tutto quanto in essa sarà contenuto, ma almeno adesso sottolineare la strepitosa stagione impressionista, che qui verrà approfondita con tutti i suoi protagonisti principali. A cominciare dai due artisti che hanno fondato l’enorme cambiamento di prospettiva nella considerazione del ritratto, inteso in termini non di celebrazione ma di quotidianità. Dunque Manet e Degas. Quest’ultimo, con il suo capolavoro riconosciuto del doppio ritratto dei coniugi Morbilli, sarà accostato a Giovanni Battista Moroni, dal quale cattura, tre secoli dopo, il senso di quell’approfondimento interiore che più non lo abbandonerà. Ma poi da Monet a Gauguin a Renoir, gli intrecci saranno molteplici. Anche con il riferimento americano, nei medesimi anni, alle figure nel paesaggio del grande Winslow Homer. Oppure alle figure nel paesaggio, più epiche, realizzate in Francia, prima della generazione dei Monet e dei Renoir, dai loro maestri Courbet e Millet. E di Renoir, dal museo di Boston, verrà a Vicenza un prestito straordinario e quasi non immaginabile, la Danza a Bougival, che resta ancora oggi uno dei simboli dell’intero impressionismo.

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