venerdì 28 settembre 2012

"Raffaello verso Picasso" La nobiltà del ritratto


La mostra

La nobiltà del ritratto

La seconda sezione della mostra farà sfilare sovrani e principesse, dogi e nobildonne, arciduchi e reverendi. Una galleria di grandi personaggi che rappresentano l’espressione del ritratto nella sua funzione celebrativa e di omaggio. Una messa in scena che talvolta si pone come vera e propria macchina scenografica, a dire come il ritratto si faccia specchio di una società. La sezione consentirà quindi di seguire i pittori impegnati in alcune delle principali corti europee o in azione negli ambienti borghesi per esempio olandesi e inglesi. Dapprima saranno dunque alcuni dogi veneziani dipinti da Gentile Bellini subito dopo la metà del Quattrocento e da Tiziano quasi un secolo dopo. Del resto la bottega dei Bellini - Gentile, Jacopo e Giovanni - sarà uno dei centri attorno al quale la mostra si svilupperà, con la sua carica di bellezza e innovazione stilistica, unita a quella di Andrea Mantegna con la sua provenienza dalla bottega padovana dello Squarcione.
Ma il centro della sezione, anche con il suo evidente fascino psicologico, sarà la lunga parete che tra Olanda e terra di Fiandra vedrà insieme alcuni dei maggiori pittori di figura del Seicento, sul medesimo tema di marito e moglie colti in un doppio ritratto o in due quadri separati e da esporre vicini. Così si partirà da due grandi e famosissime tele di Rembrandt con il reverendo Elison e la moglie nel 1634. Accanto a lui, una coppia nobile olandese realizzata solo un decennio dopo da Frans Hals, ancora una volta in due vaste tele, mentre la serie proseguirà con un doppio ritratto di marito e moglie eseguito da Van Dyck nel 1620. Poi, come sovente capiterà nella mostra per far intendere desinenze successive anche extra nazionali, la parete si addentrerà nel mondo anglosassone. Poco più di un secolo dopo, il principale pittore americano della seconda metà del Settecento, Copley, comparirà anch’egli con le immagini dei signori Warren appartenenti all’alta società statunitense. Mentre con Gainsborough, nei medesimi anni, ci si trasferirà in Inghilterra, a comprendere la comune derivazione olandese seicentesca. Sarà poi Sargent, tra fine Ottocento e inizio Novecento, a chiudere questo cerchio.
Due tra i maggiori ritrattisti di tutti i tempi, l’uno proveniente dal nord Europa e l’altro dalla parte meridionale del Continente, Rubens e Velázquez, diranno, ancora nel Seicento, lo sfarzo sì di altre corti ma anche, e soprattutto il secondo, la problematica pensosità che comunque emerge dalle pur ufficiali rappresentazioni. Anche in esse si coglie la dimensione della vita vera.

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